lunedì 3 novembre 2008

Venerdì 7 novembre ore 18
incontro del Movimneto Giovanile Provinciale
presso i locali della sede, vicolo rinuccini 4

martedì 21 ottobre 2008

Sandro Bonacci nominato Responsabile Nazionale Unicentro

Il Responsabile Nazionale Politiche Giovanili Matteo Tarolli, congiuntamente ai Commissari Nazionali, comunicano che Sandro Bonacci, già membro del CDA della Sapienza, è stato nominato Responsabile Nazionale Unicentro.
Con lui sono stati nominati Vice Responsabili Nazionali Raul Vaccaro e Domenico Carbone, attualmente membri del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU).
Queste nomine vanno nella direzione di ristrutturare e dare nuovo slancio ad Unicentro su tutto il territorio nazionale.

martedì 14 ottobre 2008

La Toscana verse le ammininistrative


CONVEGNO
LA TOSCANA VERSO
LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE
QUALE PARTITO
PER AFFRONTARE LE NUOVE
SFIDE?
SABATO
11 OTTOBRE 2008
ORE 9.30 - 18.00
SARA’ PRESENTE:
ON. LORENZO CESA
SEGRETARIO NAZIONALE UDC

Segreteria Organizzativa:
Comitato Provinciale UDC Pistoia
335 430241
347 3905052
0573 365797


Hotel Villa Cappugi
Centro Congressi Città di Pistoia
Via di Collegigliato, 45 PISTOIA

CHIANCIANO 2008































giovedì 31 luglio 2008

25/26 luglio IL BIPARTITISMO CHE NON C'E


Venerdì 25 luglio e Sabato 26 luglio si è tenuto a Todi un seminario promosso da Liberal sul tema: il bipartitismo che non c'è.
L'incontro ha visto come ospiti sia esponenti del centrosinistra che centrodestra.
Il tema dell'incontro ha appassionato la platea e personalmente ritengo sia stata un'iniziativa interessante la quale tuttavia non ha fugato i dubbi che l'elettorato del nostro partito si pone da qualche mese a questa parte: ma dove si colloca l'udc?
La dirigenza nazionale piuttosto che quella locale ha sempre sbandierato un polo di centro di cui la Costituente di Centro dovrebbe esserne il promotore. Ma da chi sarà composta questa Costituente e quale il suo ruolo? Traghettare verso un terzo polo?
Domande, come ripeto che non hanno avuto una risposta definitiva tanto è vero che il partito dialoga ancora sia con il centrodestra che centrosinistra, ma questo non è sbagliato in quanto l'obbiettivo di un partito come il nostro deve essere quello di porsi dalla parte del cittadino, di tutelare gli interessi di questi e nessuno dei due schieramenti possiede la verità rivelata per cui o col centrosinistra o col centrodestra.
Quindi a livello nazionale potrei dire che ancora non esiste una linea definita perchè anche l'idea di un terzo polo lascia alquanto perplessi soprattutto per quanto riguarda la futura composizione di questo polo: oltre all'udc chi ne farà parte? Parte di delusi dal PD così come dal PDL? E quale sarà il progetto?
Il Presidente Casini invece è stato più chiaro per quanto riguarda le alleanze locali alle prossime amministrative dicendo: vi lascio carta libera di valutare con chi allearvi.
Una risposta peraltro ovvia, perchè la realtà locale non può essere meglio conosciuta che dagli attori locali. Quindi ci saranno alleanze con il PD altre con la PDL ma anche la nascita di liste civiche, la quali ritengo in questo periodo politico potrebbero ottenere maggiore favore da parte della cittadinanza e rispondere meglio alle necessità di questa.

Federico Romano


martedì 15 aprile 2008

Un nuovo panorma politico

Le elezioni politiche 2008 hanno sancito il successo della PDL che sarà chiamata a governare il nostro paese per i prossimi 5 anni.
Un successo prevedibile: meno prevedibile il largo margine ottenuto sul PD sia alla Camera che al Senato e soprattutto sorprende il dato della Lega che in entrambi le assise supera l'8% aggiudicandosi 23 seggi al Senato e 47 alla Camera.
Escono dal Parlamento la sinistra radicale e i socialisti, mentre il nostro partito perde consensi ma si difende bene alla Camera (dove sarà presente con 36 deputati) mentre al Senato subisce una dèbacle, attestandosi a 3 senatori.
In Toscana l'Unione di Centro si ferma poco sopra del 4% perdendo 2 punti rispetto alle politiche 2006: nella nostra provincia il partito si assesta al 4,7% alla Camera e 3,9% al Senato.
Analizzando i voti ottenuti nei singoli comuni del nostro territorio risaltano in assoluto i dati di Piancastagnaio con un 6,61% e Cetona con un 6,03%. Il nostro partito tiene bene sia in Valdelsa che nel Chianti e precisamnete: Casole d'Elsa 5,43%, Castellina in Chianti 5,38%, Monterriggioni 5,22%, Gaiole in Chianti 4,93%, Radda in Chianti 4,55%.
Sopra la soglia del 4% si attestano anche i comuni di Buonconvento (4,29%), Montepulciano (4,07%) e Sinalunga (4,05%).
Il capoluogo senese si ferma al 4,7% alla Camera e 4,6% al Senato contro un risultato delle politiche 2006 rispettivamente del 6,9% e 7%.
Flessione più decisa nei comuni di Chiusi (dal 4,1% al 2,7%), Chianciano (dal 4,3% al 2,3%), San Gimignano (dal 4% al 2,8%), Montalcino ( dal 5,48% al 3,92%), Chiusdino (dal 4,41% al 2,39%), Monticiano (dal 3,36% al 2,04%), Murlo (dal 5,97% a 3,13%)
Tra i comuni minori hanno tenuto bene Sovicille al 3,27% (passato da 246 a 198 voti), Torrita di Siena al 3,31%(passato da 199 a 163 voti), Radicondoli al 3,66% (passato da 28 a 23 voti), Castiglion d'Orcia al 3,23% (passato da 66 a 63 voti), mentre Trequanda ha mantenuto invariato il 3,67% ottenuto nelle politiche del 2006 (34 voti).
Dalla lettura di questi risultati nasce quasi spontanea la domanda: quale futuro per il nostro partito?
Anzitutto, come commissario del movimento giovanile, voglio ringraziare Cristina, Stefano, Cristiano, Giorgio, Gianluca che si sono fortemente impegnati in questa campagna politica, dando dimostrazione di una sentita appartenenza al partito.
Abbiamo trascorso una ventina di giorni intensa: dal nostro primo incontro elettorale sul tema del merito, dalle richieste per la propaganda indiretta ai volantinaggi nei mercati, nelle città e paesi della nostro provincia.
Abbiamo viaggiato per 3.000 km con la Smart elettorale su tutto il territorio provinciale per fare arrivare ovunque il messaggio del nostro partito.
Certo, speravamo di ottenere un risultato migliore ma sono convinto che questa battuta di arresto sarà uno stimolo ad impegnarci ancora di più per affermare il nostro progetto politico: l'appuntamneto con le prossime amministrative è già dietro l'angolo.
di Federico Romano

giovedì 3 aprile 2008

Pesce d'aprile,per qualcuno forse un pò troppo indigesto

'La Dc di Pizza chiede il rinvio delle elezioni'
Così titolavano ieri le agenzie di stampa.
Il caso è oramai di dominio pubblico ma è bene ricordare brevemente l'evolversi della vicenda: nel mese di marzo il Viminale annuncia l'esclusione della lista DC di Pizza perchè il simbolo scelto è confondibile con quello dell'UDC ma il 1° aprile il Consiglio di Stato riammette la lista DC alla corsa elettorale con un ordinanza in via cautelare.
Tempestivamente il Viminale ha presentato un ricorso contro l'ordinanza del Consiglio di Stato ed un ricorso, alla Cassazione, per regolamento preventivo di giurisdizione affinchè questa decida chi ha l'ultima parola sulle questioni elettorali (il quesito posto alla Cassazione può essere così riassunto la giustizia amministrativa può stabilire chi deve e chi non deve partecipare alle elezioni?) A pronunicarsi su entrambi i ricorsi saranno le Sezioni Unite della Cassazione.
Ieri il ministro Amato ipotizzava, comunque, l'ipotesi di un rinvio del voto per consentire alla DC di Pizza di svolgere la camapgna politica.
La questione mette in gioco due interessi entrambi garantiti da una protezione costituzionale.
Da una parte il diritto di tutte le forze politiche di partecipare alle elezioni con proprie liste e candidati in condizioni di parità con le altre.
Dall'altra parte l'interesse generale a che sia garantita la continuità degli organi costituzionali ed in particolare del Parlamento, accorciando quanto più possibile i periodi nei quali questo ha una legittimazione ed operatività ridotta, come appunto capita dopo il sup scioglimento.
Sul piano strettamente giuridico, l'eventuale riammissione della DC di Pizza, potrebbe comportate una violazione dell'art. 61 Costituzione il quale stabilisce che le elezioni delle nuove camere devono svolgersi entro 70 gg. dalla fine delle precedenti.
Sul piano politico si assite ad un coro di no al rinvio della data delle elezioni ma con accenti diversi.
Infatti, mentre Silvio Berlusconi dichiara Questo Governo non riesce neppure a garantire il regolare svolgimento delle elezioni. Il rinvio del voto è da paese sudamericano, ma Pizza esagera e sappia che se insiste si scorda l'apparentamento con noi, molto più pacatamente Pierferdinanddo Casini, prima scherzosamete e poi più seriamente, dichiara Se slittano le elezioni vorrà dire che faremo 10 gg. in più di campagna elettorale, ma non ditelo a mia moglie perchè ho paura della sua reazione. Comunque, faremo quello che le autorità stabiliranno ed in ogni caso per noi non cambia nulla.
D'altronde l'operazione Pizza fu creata da Berlusconi con l'unico intento di sgambettare l'Unione di Centro (tentativo peraltro miseramente fallito) per cui, evocando una neo legge del contrappasso, potremmo affermare chi di DC colpisce, di DC perisce.
di Federico Romano

mercoledì 26 marzo 2008

IL MERITO SOPRA TUTTO


Movimento Giovanile UDC di Siena
Siena - 15 marzo 2008

INTERVENTO

Prof. Andrea Tomasi
Docente Facoltà di Ingegneria - Università di Pisa
Responsabile Regione Toscana
Ufficio UDC per i rapporti con il mondo cattolico e le realtà ecclesiali


Il tema del merito è tema di grande importanza, perché coinvolge l’esperienza concreta e quotidiana di moltissime persone, si pensi alla scuola o al proprio luogo di lavoro. E’ anche tema di grande attualità, di cui molti parlano, come si può verificare, indirettamente, consultando il motore di ricerca Google: ben 10 milioni di pagine contengono la parola merito, nelle sue diverse accezioni (ma solo 150 mila contengono il termine meritocrazia, mentre clientelismo, e nepotismo sono presenti ognuno in circa 500 mila pagine). La presenza di una parola nelle pagine web è solo una curiosità, ma serve per rilevarne in qualche modo l’impatto nel dibattito pubblico. Politici, educatori, imprenditori parlano di merito, e la federmanager ha svolto recentemente un’indagine, da cui risulta che tutti auspicano si applichi il criterio del merito … preferibilmente cominciando dalle altre categorie.
Credo che l’attualità e il rilievo del termine merito sia uno dei segnali di una profonda crisi di sistema che l’Italia sta affrontando. Se la crisi spinge a cercare rifugio e protezione nel proprio clan di riferimento, mettendo in atto atteggiamenti di difesa largamente diffusi, cresce però anche la consapevolezza che le tutele tradizionali si rivelano insufficienti a superare una crisi che ha dimensioni sempre più internazionali e globali, e centri decisionali lontani. Si comincia a pensare che l’uscita dall’emergenza della crisi passi attraverso la strada di un programma di governo attrezzato per competere e quindi necessariamente centrato sul merito, anche se cosa questo voglia dire in pratica viene spesso enunciato con superficialità, con demagogia o moralismo.

La mia tesi al riguardo è che il problema non sia di facile soluzione, perché non si tratta solo di fissare regole e trovare strumenti per valorizzare il merito, ma occorre far crescere una cultura del merito. Le regole, le analisi socio-economiche, sono importanti e ci aiutano a capire la situazione e a proporre soluzioni, ma alla radice il problema va affrontato sul piano educativo, con una lettura etico-culturale, dalla quale, certo, derivano anche proposte concrete di norme e procedure.
Il discorso sul merito, secondo il mio giudizio, fa parte del discorso sull’emergenza educativa richiamata recentemente dal Papa Benedetto XVI e dai Vescovi italiani, ed è quindi, a mio avviso, tema di cultura politica piuttosto che di programma elettorale, nel senso che le proposte programmatiche per promuovere il merito riflettono, e non potrebbe essere altrimenti, la visione della società e la concezione della persona. Ma anche in questo, credo, si può constatare come la visione politica dell’ UDC si distingua da altri partiti per originalità e per spessore.

Cercherò di sviluppare tre punti, per mostrare quanto il problema sia nella pratica abbastanza intricato, e come si possano formulare proposte diverse a seconda del punto di partenza che si assume e dalla visione antropologica a cui si fa riferimento:
 il problema del merito : chi ben merita deve essere premiato
 il problema delle regole: chi riconosce il merito e come il merito può essere premiato
 qualche possibile implicazione pratica sul programma di governo.

CHI “BEN” MERITA DEVE ESSERE PREMIATO

Vorrei mettere in evidenza due aspetti della questione, due facce della stessa medaglia: cosa vuol dire “ben meritare”, che in sostanza vuol dire “quale è il merito di cui si parla” ?
Possiamo far coincidere il merito con le qualità personali, con le capacità e le competenze individuali, o possiamo individuare il merito nei risultati che l’impegno personale produce.

Il merito da riconoscere, sul piano delle qualità personali, richiede si fissi anche l’ambito di competenza: l’illustre clinico può essere ottimo medico, ma mediocre dirigente sanitario o pessimo ministro della sanità. E la valutazione del merito in base alla qualità dei risultati richiede che si fissino gli obiettivi da raggiungere, rispetto ai quali determinare anche il metro di giudizio: bravo allenatore è chi vince il campionato, o che fa giocar bene la squadra, o che valorizza i giocatori, o che costruisce buone relazioni umane, o che appassiona i tifosi e gli sponsor, … ? Nella scuola, bravo insegnante è chi promuove tutti, o che sa trasmettere conoscenze, o che coinvolge positivamente i ragazzi, o che stabilisce buone relazioni con i genitori, o che sa ben navigare nell’istituzione scolastica, tra dirigenti e sindacati ? E in azienda, bravo manager è chi massimizza il profitto, o realizza buoni prodotti, o stabilisce buone relazioni sindacali, o sa valorizzare i collaboratori e lavora bene con i colleghi ? La bravura da riconoscere e premiare è quasi sempre una combinazione di vari aspetti, ma riflettere su questo determina con quale metro di giudizio si misura il merito, e offre indicazioni su quale sia il premio da attribuire: riconoscimento economico, promozione di grado, apprezzamento pubblico, a seconda che si voglia sottolineare maggiormente il valore personale o il rilievo sociale del merito che si riconosce.
Valutare le qualità entro un ambito di competenza ci ricorda anche che il “premio” non può essere automaticamente trasferito in altri ambiti, nei quali il premiato potrebbe invece demeritare. Si pensi, nella nostra Toscana, alle promozioni di partito che fanno passare i funzionari a dirigere aziende pubbliche o cooperative economicamente rilevanti, o ad amministrare le istituzioni.


CHI RICONOSCE IL MERITO E COME IL MERITO VIENE RICONOSCIUTO E PREMIATO

Il “problema delle regole” coinvolge tre aspetti: l’oggettività dei criteri di giudizio, la credibilità del giudice, la congruità del premio e la connessa congruità della punizione, perché non si può immaginare premio giusto al merito senza prevedere una giusta penalizzazione per chi demerita.
Spesso si sente affermare che il criterio di giudizio sul merito deve essere oggettivo, misurabile. Sembra una ovvietà, e ci convince che basti “stabilire le regole giuste”. Eppure, anche qui, le cose non sono sempre semplici. Per fare un esempio del mondo che conosco direttamente, l’università, sembra assolutamente oggettivo, nei concorsi, riconoscere il merito con il criterio del numero di pubblicazioni e con l’attività svolta. Sembra pacifico che basta garantire un giudizio basato su questi criteri per valorizzare il merito adeguatamente. Eppure si possono predeterminare carriere di successo con l’inserimento in gruppi di lavoro che già abbiano una radicata presenza nei comitati di programma di convegni e riviste, favorendo quindi l’accesso alle pubblicazioni di taluni rispetto ad altri. E l’attribuzione dei corsi di insegnamento può agevolare o ostacolare il cammino, a seconda del numero di studenti, della quantità di corsi, delle materie insegnate. Non intendo cadere in generiche e qualunquistiche accuse, voglio solo dire che si possono rispettare le regole e violare la giustizia, e talvolta questo accade, oggi come sempre. Le pagine letterarie dei Promessi Sposi ci ricordano “quante cose disoneste si possono fare, nel rispetto delle regole” e il monologo di Amleto, il famoso “essere o non essere”, contiene anche la denuncia “delle lungaggini della legge, dell’arroganza dei burocrati, degli scherni che il merito paziente riceve dagli indegni”.
Ma proprio questo è il punto fondamentale: riconoscere e valorizzare il merito è prima di tutto un fatto morale, che va sostenuto con una diffusa cultura etica. Rispetto alla quale le regole sono fondamentali, se si pensa che regole mal fatte diventano mal applicate, e regole mal applicate producono malcostume. Pensiamo alla legge 194, che esordisce proponendosi di “tutelare la maternità e la salute della donna” e viene applicata come “diritto all’aborto”. Si pensi a tante norme costituzionali, belle ma disattese.
Quindi un primo punto pratico scaturisce dall’ attenzione alla “qualità delle leggi”, che possono premiare il merito e punire il demerito: leggi semplici, comprensibili, ben applicate. Leggi che determinino procedure e strumenti operativi che funzionino, e svolgano al meglio lo scopo per cui esistono (nella scuola, nella Pubblica Amministrazione, nell’impresa), sono, io credo, la cornice più adatta per far crescere la cultura del merito.

Il secondo punto riguarda l’autorevolezza e la credibilità del giudice. Che non deve solo essere oggettiva, ma anch’essa deve essere percepita e riconosciuta. E’ un fatto di comportamenti, ma, di nuovo, anche di cultura, se si considera quanto oggi sia percepita con scarso favore e con debole credito, in larga parte dell’opinione pubblica, la categoria di chi è chiamato a giudicare, ai vari livelli. Limitiamoci agli arbitri di calcio, per fare un esempio in un settore più evidente e spettacolare: rispetto ai quali si diffonde il giudizio che sbaglino non per un umano margine d’errore, ma per incapacità o per volontà di imbrogliare. Anche chi giudica è oggetto di giudizio, allo stesso tempo deve ben giudicare e chiede gli venga riconosciuto il merito nel giudicare.

L’ultimo aspetto coinvolge proprio il giudizio, con cui il merito è pesato. Il giudizio sviluppa una relazione che coinvolge giudice e giudicato e stabilisce un potere, quello appunto di fissare il giudizio. Un potere che deriva dal ruolo svolto, ma che deve essere esercitato “sul merito”, nella responsabilità. Occorre cautelarsi dal potere del giudizio espresso solo burocraticamente, in forza del ruolo, che conduce facilmente a situazioni di ingiustizia, come già la saggezza romana esprimeva nella constatazione summum ius, summa iniuria. Ed anche qui, in un opportuno apparato legislativo di pesi e contrappesi, di controlli e di garanzie, si deve trovare l’equilibrio necessario tra efficienza e tutela per dare “a ciascuno il suo”.
Il discorso sul merito diventa, in conclusione, discorso sulla responsabilità. Che è, a mio avviso, come tutti i valori autentici, indivisibile: responsabilità di chi sceglie ed agisce e responsabilità nell’esprimere il giudizio e attribuire premi e condanne. Credo di poter indicare la responsabilità come atteggiamento equilibratore per una visione d’insieme che lega tra loro gli aspetti di qualità della persona, risultati ottenuti e giudizio. Responsabilità nell’investire sulle proprie capacità “con la giusta misura”, con la consapevolezza dei propri talenti e dei propri limiti, per “ben meritare”, cioè per dare il massimo senza frustrazioni, in competitività prima di tutto con se stessi e con il senso del proprio dovere. Responsabilità nel formulare il giudizio, che deve essere oggettivo, sui risultati, ma che costituisce la premessa per un premio o una punizione in cui occorre, a mio avviso, tener conto anche del punto di partenza, dell’impegno della persona, delle sue qualità. Ritengo che la responsabilità del giudizio debba esprimersi nel riconoscere non solo il risultato “in assoluto”, ma anche “l’incremento di valore” che è stato prodotto dalla persona che ha prodotto il risultato, perché trovo profondamente vera l’osservazione di don Milani, su “quanto sia ingiusto fare parti uguali tra disuguali”.
Il discorso sulla cultura del merito appare, oggi, un discorso difficile, perché contrasta con la cultura diffusa che identifica il successo con la realizzazione dei desideri, con qualsiasi mezzo. Una cultura che provoca frustrazioni per la disparità tra aspirazioni e obiettivi realizzabili e produce costi enormi, personali e sociali, se sono vere le indagini sulla diffusione crescente di forme depressive. Eppure, in questo nostro Paese poco incline alla valorizzazione del merito, forse solo un forte investimento di energie morali, di iniziative educative ed anche, certo, di buone norme, può mettere in moto uno spirito positivo in grado di affrontare con fiducia il futuro.
Su questo, consentitemi una annotazione: proprio la cultura di impegno che si fonda sulla dottrina sociale cristiana e su comportamenti coerenti di testimonianza sono oggi una risorsa importante per uscire dalla crisi del Paese. Una cultura politica che ha bisogno, per esprimersi all’altezza delle necessità, non solo di “fermentare la massa” con individualità isolate, ma anche e soprattutto di rendersi operativa e visibile come forma organizzata di presenza politica dei cristiani nella società, dentro un Partito.


UN PROGRAMMA DI GOVERNO CENTRATO SUL MERITO

Per quanto detto, e senza la pretesa di esercitare un mestiere che non è il mio, credo si debbano promuovere tutte quelle norme che “rendono conveniente” il riconoscimento del merito e promuovono la cultura della responsabilità e del merito.

Tra queste, quelle che disciplinano il buon funzionamento della scuola e dell’università, per valorizzare i talenti. Occorre cambiare metodo didattico, occorre determinare una organizzazione scolastica meno burocratica e più attenta alle persone e alla loro preparazione in vista dei compiti da esercitare nel mondo del lavoro e nella società.
Nell’impresa e nella Pubblica Amministrazione, occorre consentire meccanismi di differenziazione salariale legata ai risultati.
Nella giustizia, termometro della credibilità sociale della meritocrazia, occorre dare certezza alla regola fondamentale del giudizio, che deve essere emesso in tempi ragionevoli, oggettivo e proporzionato. Se il demerito viene punito, anche il merito potrà maggiormente risaltare.

Ma la urgenza legislativa di cui c’è a mio avviso maggiormente bisogno oggi in Italia è un miglioramento della formulazione delle leggi e dei regolamenti, una progressiva diminuzione della concezione burocratica di procedure e norme, che spesso sono inapplicabili, spero non volutamente inapplicabili, perché mal formulate, o perché si propongono obiettivi tecnicamente irraggiungibili. Non mi soffermo sugli esempi, che sarebbero infiniti, ma richiamo in particolare le norme fiscali e quelle che disciplinano le attività produttive, segnalando una accresciuta difficoltà su questo argomento, derivante da una evoluzione delle strutture organizzative indotta e sostenuta dal crescente impiego di tecnologie ICT e, sul versante normativo, dall’ influenza delle norme europee, che trovano spesso, a mio avviso, l’equilibrio tra culture diverse sulla base di una visione meramente burocratica.

E con quest’ultima annotazione, che lega il discorso del merito a quello della modernizzazione del Paese e alla nostra collocazione europea, termino ringraziandovi della pazienza nel seguire il ragionamento che ho voluto proporvi.

domenica 23 marzo 2008

Il Merito Sopra Tutto

E' una delle cinque stelle polari indicate dal Presidente Pierferinando Casini e uno dei temi che vengono più dibattuti sia all'interno del nostro partito che nella società civile intera.Da una recente indagine risulta che in linea teorica il principio del merito non può che raccogliere unanimi favori ma nella realtà emerge anche un disincanto circa le reali possibilità di realizzare carriere esclusivamnte sulla base di tale principio e sembra prevalere una percezione di contesti professionali nei quali il merito non è il fattore di selezione principale ma risultano avere un ruolo predominante le appartenenze e relazioni.Addirittura, in certi ambiti professionali come quello accademico ma anche politico, lo sviluppo della carriera sembra non possa prescindere dalla appartenenze ad una cordata o clan.
Questo tema, affrontato in un recente convegno del nostro movimento, è di estrema attualità e richiede una forte sensibilizzazione verso la cultura della meritocrazia volta a premiare il merito ma anche sanzionare il demerito