Da poco meno di un mese si sono concluse le elezioni nella nostra regione.
L'udc conferma la presenza di 2 consiglieri nell'assemblea regionale ma la percentuale dei voti, riportata dalle singole province, non aumenta anzi tende a diminuire.
E' evidente che il partito sopravvive ma questo stato non può durare all'infinito.
La scelta di andare da soli, ponendosi come alternativa sia al PD che PDL, fu a suo tempo coraggiosa ma quel terz polo tanto auspicato non è mai decollato e probabilmente non decollerà mai.
Infatti se è vero che il bipartitismo non trova terreno fertile in Italia è altrettanto vero ed evidente che il sistema bipolare sembra affermarsi nella cultura politica nazionale.
E ciò, a parer mio, pone due questioni al nostro partito: abbandonare l'attuale posizione solitaria, talvolta definita da molti come ambigua, e assumersi la responsabilità di un profondo rinnovamento sia organico che politico.
Negli utlimi anni, si è assisitito ad un immobilismo e mancanza di dinamismo all'interno del partito e sicuramente causa di tutto ciò è da individuare in una struttura troppo verticistica e direi anche romanocentrica.
Ci siamo sempre vantati e cantati di essere l'unico partito a fare congressi e sempre abbiamo demonizzato la PDL ancorata e capitanata da un uomo solo.
Ma quel modello leaderistico, quasi feudale, è stato anche da noi ricalcato sia a livello nazionale che regionale.
Sicuramente è così anche nella nostra Toscana, da sempre considerata come un caso disperato e di conseguenza abbandonata a sè stessa ad ogni tornata elettorale e se riusciamo ad esprimere un paio di parlamentari è tutto grasso che cola.
E siccome nessuno crede nell'udc toscano (e purtroppo nemmeno i nostri parlamentari), si preferisce gestire la barca sperando che non affondi.
Emblema di questo immobilismo è un congresso atteso dal 2003, la cui mancata celebrazione ( e direi anche non voluta convocazione sia da parte del gotha nazionale che regionale) ha prodotto una classe datata e una proposta politica sempre meno appetibile
Fondamentale, quindi, un rinnovamento, altrimenti il rischio è che la la barca affondi.
Rinnovamento che anzitutto deve partire dall'interno del partito toscano con la celebrazione del congresso, a mio parere oramai ineluttabile alla luce del mediocre risultato elettorale.
Ritengo che questa sia l'unica strada da percorrere: inutile e vano sperare (come ultimamente avvenuto) nelle disgrazie altrui o in progetti nati e morti in una notte come la costituente di centro.
Un congresso dal quale deve essere rilanciato un partito capace di muoversi anche autonomanente, che sappia fare delle proposte nuove ma concrete, che abbia una linea politica definita, che sapia fare delle scelte anche se radicali, che non si ponga come l'unico e strenuo paladino di valori tradizionali.
di Federico Romano
giovedì 15 aprile 2010
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